Un sintetico corso di scrittura pensato per i critici, in particolare di architettura. Sono 39 brevi lezioni per evitare due errori: annoiare il lettore e rendere complesso l'inutile. La lettura di queste 56 pagine è obbligatoria per ricercatori e docenti universitari, in genere assai poco abili nel rendere appetibile il loro pensiero ma incalliti divoratori di foreste con pubblicazioni senza senso, soporifere, pagate dai fondi di dipartimento. La lettura è facoltativa ma vivamente consigliata a chi è impegnato nella critica letteraria, di costume, nel giornalismo o nei blog. Si suggeriscono infatti trucchi ed espedienti per essere brevi, afferrare l'attenzione, non essere fumosi, evitare marchette, non fare interviste in ginocchio. Non mancano consigli tecnici su come organizzare una bibliografia, sulle parole da evitare, sullo stile, sull'incipit più efficace. Il libro non segue un ordine logico.
>> |
|
1969. Un gruppo di giovani di sinistra, un po' hippies, incontra papà Cervi, a Gattatico. Con loro Otello Sarzi, compagno e amico dei suoi figli. Una ventina di foto testimoniano un incontro sereno, normale, in cui Alcide forse parla a quei giovani del suo frutteto, forse della terra, forse dei suoi figli. Il fotografo è Antonio Russello, reporter siciliano freelance. È lì per trascorrere una giornata con i suoi amici e con Alcide. Le foto restano per trent'anni in una cassa, con qualche altro migliaio di scatti, nella casa di campagna dove Antonio s'è ritirato negli anni '70 per vivere da uomo libero, figlio della sua generazione. Testimonianze di storia contemporanea che il Comune di Piazza decide di acquisire perché diventino patrimonio collettivo.
2011. Antonio incontra Mauro Mirci, geologo-scrittore che in quanto geologo va sotto la crosta degli eventi e in quanto scrittore riporta in superficie storie di donne e di uomini che costituiscono un nuovo tassello dei legami tra la Sicilia e l'Emilia. Questo libro è il frutto del loro incontro.
>> |
|
Il novecento ha prodotto notevoli mutamenti dello spettacolo, con sperimentazioni e sconfinamenti nell'innovazione tecnologica. Si tratta di performance, arte anche senza opera, con artisti e spettatori-attori coinvolti in un progetto scenico comune con introduzione di nuovi linguaggi. Il teatro si contamina, si re-inventa. L'effimero esce dal teatro ed incontra la città e i suoi luoghi: l'architettura può interagire non solo ospitando le performance, ma influenzandone la nascita, con una gestazione site specific dove memoria e genius loci divengono le costanti immateriali fondamentali per il progetto. Le esperienze di progettazione, qui raccolte, sperimentano nuove forme di praticabilità in spazi urbani, instaurando un nuovo rapporto con i luoghi a partire da frammenti di teorie e di opere performative –seminari, incontri e spettacoli del corso Spazio Teatro 2009/10– applicati alla progettazione per il teatro.
>>
|