Terre Fragili non parla dei disastri come eventi ineluttabili, ma dell’architettura che dà forma alle macerie accumulate dalle catastrofi nelle città.

Recensioni

Planum // Marzo 2019

Gazzetta del Sud // 4 aprile 2019

Op. cit. 165 // Maggio 2019

Abitare // Maggio 2019
Marco Navarra
a cura di Liliana Adamo
Terre Fragili
Architettura e catastrofe
29,00€
14,50€ fino al 15/12/2019
isbn 9788862421744
collana diagonali
numero 1
edizione corrente 6 / 2019
prima edizione 12 / 2017
lingua Italiano
formato 16,8x24cm
pagine 464
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l'autore
Marco Navarra insegna presso l’Università di Catania. Fondatore dello studio NOWA, è autore di Repairingcities (2008), Lo-fi: Architecture as curatorial practice (2010), Abiura dal paesaggio (2012), DISPLAY (2012), Architetture Archeologie (2016). Ha esposto...

Marco Navarra insegna presso l’Università di Catania. Fondatore dello studio NOWA, è autore di Repairingcities (2008), Lo-fi: Architecture as curatorial practice (2010), Abiura dal paesaggio (2012), DISPLAY (2012), Architetture Archeologie (2016). Ha esposto alla Biennale di Venezia, alla Triennale di Milano, alla Fondazione Mies, al CCCB di Barcellona e al CCA di Montreal. È stato finalista al Premio Mies van der Rohe (2003), all’European Prize for Urban Public Space (2006) e al BSI Swiss Architectural Award (2008). Ha vinto la medaglia d’oro della Triennale di Milano (2003) e il premio Gubbio (2006). I progetti sono stati pubblicati su riviste di architettura italiane e internazionali (Lotus, Domus, Abitare, A+U, C3, A10).

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Liliana Adamo, architetto per errore, crede di essere cieco o almeno trova nella presunta cecità la giustificazione al suo confuso stato emozionale nei confronti della disciplina. Tra i suoi traghettatori Giancarlo De Carlo, Guy Debord e Henri Laborit che ha la responsabilità di averla iniziata alla biologia comportamentale. Oggi è alle prese con il dottorato, le parole chiave della ricerca sono: deserto e retro innovazione. Temi già indagati nella tesi di laurea dal titolo Instanbility_Paesaggi di trasformazione verso il paradigma di resilienza. Tutto ciò che è sperimentale, radicale e speculativo alimenta la sua curiosità. Come Henri Laborit «prova un certo scetticismo nei confronti di ogni descrizione personale espressa con linguaggio cosciente» e consiglia di non prendere sul serio le parole su scritte.

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