Un uomo, una sera, vede una persona nei pressi dell’unico lampione della zona. «Cosa state cercando?» chiede. «Ho perso le chiavi». «Le sono cadute qui?». «No, ma questo è l’unico posto dove le posso cercare. Perché solo qui, nel caso, le potrei vedere». L’obiettivo del libro è quello di “accendere una luce”. Per illuminare un terreno che forse da troppo tempo si trova in ombra, e che separa l’affascinante ambito degli studi sul paesaggio sonoro da quello del progetto dell’architettura. Un “lampione” che possa permettere in primis all’architettura di dotarsi di nuovi strumenti per avviare delle forme di progettazione multisensoriale dei luoghi. E al contempo agli studi sul paesaggio sonoro di radicarsi a un solido sfondo, per favorire un effettivo cambiamento dei contesti reali. La contingenza storica per proporre tale riflessione è quantomai matura, vista la prossima imminente trasformazione del paesaggio sonoro urbano, dovuta all’introduzione delle auto elettriche, al diffondersi di nuove tecnologie sostenibili e silenziose, e al contempo di strumenti di riproduzione sempre più rumorosi e portatili. E vista l’ormai inarrestabile evoluzione del percorso del progetto di architettura, che sta determinando un ampliamento delle responsabilità, delle figure e degli ambiti disciplinari coinvolti.

Prendere posizione nel mondo significa mettersi in luce, esprimere dei punti di vista, introdurre delle visioni. Dentro a questo pregiudizio linguistico e percettivo, che fin dai tempi di Aristotele ha premiato la vista rispetto alle altre sensazioni, è andata affermandosi una differente modalità di interpretazione dei luoghi, a partire dai cosiddetti “sensi minori”. All’interno delle nostre città tradizionalmente visive, fatte di palazzi, luci, colori, si nascondono altrettante città popolate da suoni, sapori, odori, che influenzano profondamente la percezione dei luoghi, portando alla luce simbologie intime e complesse. Una dimensione svelata proprio dai recenti lockdown, che hanno fatto emergere elementi percettivi normalmente soffocati dal brusio quotidiano, risvegliando un’attenzione assopita. Conoscere questi riferimenti rappresenta un imperativo per coloro che praticano il progetto dell’architettura, nella prospettiva di realizzare in modo più consapevole ambienti adatti e sicuri per la nostra vita. “Città di suono” propone una lettura di questo tema, in una prospettiva multidisciplinare ricca di suggestioni.

Martino Mocchi
CITTÀ DI SUONO
Per un incontro tra architettura e paesaggio sonoro
18,00€
17,10€
isbn 9788862425070
collana research
numero 76
edizione corrente 12 / 2020
prima edizione 12 / 2020
lingua Italiano
formato 14,8x21cm
pagine 296
stampa monocromia
rilegatura brossura
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l'autore
Martino Mocchi nasce a Milano nel 1982. Pochi anni più tardi si trasferisce a Pavia, piccola città di cui ama i colori, la dimensione, le voci. Navigando sul Ticino e percorrendo in bicicletta le colline dell’Oltrepò ha cominciato ad ascoltare il paesaggio...

Martino Mocchi nasce a Milano nel 1982. Pochi anni più tardi si trasferisce a Pavia, piccola città di cui ama i colori, la dimensione, le voci. Navigando sul Ticino e percorrendo in bicicletta le colline dell’Oltrepò ha cominciato ad ascoltare il paesaggio, maturando una sensibilità per la dimensione multisensoriale dei luoghi. Laureatosi in Filosofia, prosegue gli studi in Architettura con un PhD al Politecnico di Milano, dove tuttora svolge attività di ricerca e insegnamento. Il suo interesse si concentra sui temi della progettazione ambientale, dell’estetica del paesaggio, della percezione, all’interno di un orizzonte interdisciplinare aperto a stimoli e suggestioni. È autore di pubblicazioni su riviste e volumi, collabora con istituzioni nazionali e internazionali di ricerca.

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